Archivio per la categoria 'book world'
Tempo libero: “Tra due mari” di Carmine Abate
Pubblicato da stenet

Titolo: Tra due mari
Autore: Carmine Abate
Pagine: 197
ISBN: 88-04-50062-X
Giorgio Bellusci ha un sogno nella vita: ricostruire il Fondaco del Fico, una locanda nei pressi di Roccalba, paesino della Calabria “appoggiato come un ferro di cavallo su una collina tra due mari, lo Ionio e il Tirreno”.
La locanda custodisce una memoria preziosa: un giorno di ottobre del 1835 - ai tempi d’oro del bisnonno di Giorgio Bellusci - al Fondaco del Fico si fermarono tre viaggiatori e un cane; uno dei tre uomini era Alexandre Dumas.
Nel secondo dopoguerra, in questa stessa Calabria remota, in questa terra scandita da boschi, burroni, rovi e colline isolata dagli infiniti tornanti delle sue rare strade, martellata da un sole furibondo, arriva Hans Heumann, giovane fotografo tedesco che, come tanti stranieri prima di lui, è venuto fin qui al sud in cerca di luce, di paesaggi, di nutrimento per la sua arte. Sarà proprio Giorgio Bellusci, suo coetaneo, ad accompagnarlo nelle esplorazioni e nella scoperta. Il loro rapporto resisterà alla lontananza, al tempo e al destino che fa sì che il primo diventi un fotografo di fama internazionale e il secondo un patriarca passionale e “sgherroso”. E infine il figlio di Hans sposerà la figlia di Giorgio.
Da questo matrimonio nasce Florian, ragazzo diviso tra due mondi e due culture, tra Amburgo e la Calabria infuocata che ha conservato intatte tradizioni antichissime, come quella del grande fuoco di Natale che arde per ore e riunisce intorno a sé tutta la piccola comunità di Roccalba.
E’ proprio Florian che racconta in prima persona la storia di Giorgio Bellusci, intrecciata a quella del Fondaco del Fico e cadenzata da viaggi leggendari. Solo crescendo il giovane ha imparato ad amare il nonno e a capire i suoi sogni, un suo tremendo segreto, il lavorio di un ossessione cresciuta negli anni, nella vampa del sole e del silenzio. Con il sostegno innamorato di Martina, la ragazza i cui occhi hanno il colore “verde carico dei lecci”, Florian affronta i suoi sconcerti da ragazzo, i traumi di una vita dimidiata, i richiami opposti e contrastanti delle sue due patrie. (recensione Mondadori)
Voto: 8+
Chiaretta
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Tempo libero: “Il diavolo veste Prada” di Lauren Weisberger
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Titolo: Il diavolo veste Prada
Autore: Lauren Weisberger
Pagine: 413
ISBN: 88-384-8171-7
Nel favoloso, sfavillante mondo della Moda, Miranda Priestly è un mito assoluto. Esile ed elegante come nessuna, dirige la rivista patinata più venduta e prestigiosa del pianeta. Quando Andrea Sachs - ventitré anni, una laurea in tasca e in testa il sogno di diventare scrittrice - accetta di lavorare per lei in cambio di una futura raccomandazione, non sospetta di avere stretto un patto con il diavolo. Perché Miranda - l’algida, sofisticata Miranda - dietro l’aspetto impeccabile nasconde un’indole velenosa e volubile, capace di trasformare la vita di Andrea in un vero e proprio inferno… Nell’arco di un anno frenetico ed esilarante, Andrea impara a soddisfare i mille capricci del Direttore e a parare i colpi della sua perfidia, fino a conquistare il privilegio più ambito: accompagnare Miranda in Europa in occasione dei defilé. A Parigi, tra sfilate, celebrità, ‘mise’ mozzafiato e feste esclusive, Andrea scoprirà che la sua vita privata, troppo a lungo trascurata, è in caduta libera. Ben presto tutti i nodi verranno al pettine, costringendola a una scelta che deciderà il suo futuro. Eccessi, vizi e protagonisti di un universo dal fascino irresistibile, in un romanzo ironico e appassionante. (Recensione Piemme)
Voto: 7+
Chiaretta
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Tempo libero: “Finzioni” di Jorge Luis Borges
Pubblicato da stenet

Titolo: Finzioni
Autore: Jorge Luis Borges
Pagine: 162
ISBN: 88-459-1427-5
Un falso paese scoperto in «un’enciclopedia pirata», Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, «labirinto ordito da uomini» ma capace di cambiare la faccia del mondo; il Don Chisciotte di Menard, identico a quello di Cervantes eppure infinitamente più ricco; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno; l’infinita Biblioteca di Babele, i cui scaffali «registrano tutte le combinazioni possibili della ventina di simboli ortografici … cioè tutto ciò che è dato di esprimere: in tutte le lingue» e che sopravviverà all’estinzione della specie umana; il giardino dai sentieri che si biforcano; l’insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme; il perspicace detective Lönnrot, che risolve una serie di delitti grazie a un triangolo equilatero e a una parola greca, Tetragrammaton, e si condanna a morte; lo scrittore ebreo Jaromir Hladìk, cui Dio concede di portare a termine una tragedia in versi davanti al plotone di esecuzione tedesco, in un immoto istante che dura un anno.
Sono i lemmi di un’enciclopedia illusoria e al tempo stesso, non diversamente da quella di Tlön, di arcana, irresistibile potenza. Un’enciclopedia che ha scompaginato le nostre certezze in materia di letteratura e che tuttavia sembra riflettere il nostro paesaggio interiore – come un’antica mappa che, riaffiorata d’improvviso alla luce, riveli segni e simboli inspiegabilmente familiari. Un’enciclopedia che, forse, avevamo già sognato.
Finzioni (1944) giunse in Italia nel 1955, e la traduzione di Franco Lucentini fu la prima di un’opera di Borges. Ora, a distanza di quasi cinquant’anni, lo presentiamo in una nuova versione, che tiene conto delle varianti e delle aggiunte introdotte nella seconda edizione, del 1956: basterà ricordare che furono inclusi tre nuovi racconti – La fine, La setta della Fenice e Il Sud –, fra gli ultimi scritti da Borges prima della lunga pausa narrativa che si concluderà con Il manoscritto di Brodie. (recensione Adelphi)
Voto: 7+
Chiaretta
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Tempo libero: “La banda dei brocchi” di Jonathan Coe
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Titolo: La banda dei brocchi
Autore: Jonathan Coe
Pagine: 376
ISBN: 88-07-01604-4
Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella dei loro genitori. I ragazzi sono destinati a Cambridge e Oxford, a carriere importanti, mentre i loro genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza, di ignoranza culturale.
Siamo negli anni settanta, anni completamente marroni, come scrive Coe, dove s’incastrano sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell’IRA, nuove richieste culturali. Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi. A fianco di questo ristretto gruppo di amici, si muovono altre figure, non meno interessanti e ben delineate, che aiutano a definire l’atmosfera e il sapore di quegli anni. Perché è anche l’epoca a rendersi protagonista: sono anni di grandi speranze egualitarie, di nuova musica, di grandi esperimenti sociali, di altrettanto grandi delusioni. Anni volutamente dimenticati, ma ancora strettamente legati ai nostri.
Divertente, pungente e teneramente romantico, La banda dei brocchi fa per gli anni settanta ciò che La famiglia Winshaw ha già fatto per gli anni ottanta. (Recensione Feltrinelli)
Voto: 7/8
Chiaretta
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Tempo libero: “La lotteria” di Shirley Jackson
Pubblicato da stenet

Titolo: La lotteria
Autore: Shirley Jackson
Pagine: 16
ISBN: 8845921840
Il racconto di Shirley Jackson intitolato “La lotteria” ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul “New Yorker” nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all’istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere. Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell’atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore. Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l’intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di “brividi sommessi e progressivi” - come diceva Dorothy Parker che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché “finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio”. (Recensione Adelphi)
Qui si trova online la versione gratuita.
Voto: 8
Chiaretta
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Tempo libero: “Sense and sensibility” di Jane Austen
Pubblicato da stenet

Titolo: Sense and sensibility
Autore: Jane Austen
Pagine: 335
ISBN: 0-19-282761-8
Propongo una breve descrizione del libro in inglese, tratta dal sito www.bookfinder.com.
Though not the first novel she wrote, Sense and Sensibility was the first Jane Austen published. Though she initially called it Elinor and Marianne, Austen jettisoned both the title and the epistolary mode in which it was originally written, but kept the essential theme: the necessity of finding a workable middle ground between passion and reason. The story revolves around the Dashwood sisters, Elinor and Marianne. Whereas the former is a sensible, rational creature, her younger sister is wildly romantic–a characteristic that offers Austen plenty of scope for both satire and compassion. Commenting on Edward Ferrars, a potential suitor for Elinor’s hand, Marianne admits that while she “loves him tenderly,” she finds him disappointing as a possible lover for her sister:
Oh! Mama, how spiritless, how tame was Edward’s manner in reading to us last night! I felt for my sister most severely. Yet she bore it with so much composure, she seemed scarcely to notice it. I could hardly keep my seat. To hear those beautiful lines which have frequently almost driven me wild, pronounced with such impenetrable calmness, such dreadful indifference!
Soon however, Marianne meets a man who measures up to her ideal: Mr. Willoughby, a new neighbor. So swept away by passion is Marianne that her behavior begins to border on the scandalous. Then Willoughby abandons her; meanwhile, Elinor’s growing affection for Edward suffers a check when he admits he is secretly engaged to a childhood sweetheart. How each of the sisters reacts to their romantic misfortunes, and the lessons they draw before coming finally to the requisite happy ending forms the heart of the novel. Though Marianne’s disregard for social conventions and willingness to consider the world well-lost for love may appeal to modern readers, it is Elinor whom Austen herself most evidently admired; a truly happy marriage, she shows us, exists only where sense and sensibility meet and mix in proper measure. –Alix Wilber
Voto: 7+
Chiaretta
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Tempo libero: “Cime tempestose” di Emily Bronte
Pubblicato da stenet

Titolo: Cime tempestose
Autore: Emily Bronte
Pagine: 379
ISBN: 978-88-06-18142-0
Nella solitaria e selvaggia brughiera dello Yorkshire si consuma una tumultuosa e distruttiva passione amorosa. Tutti i tormentati contrasti che s’innescano tra gli abitanti di una agiata dimora a fondo valle e quelli di una fattoria su di un colle ventoso convergono nella figura del trovatello Heathcliff. Le contraddittorie e velenose passioni umane innestano nell’amore la sofferenza e la crudele vendetta.
L’esplorazione di contrastati affetti e di emozioni estreme non intacca la duttile esattezza di uno stile che fa a “pezzi tutti i parametri di conoscenza degli esseri umani, per poi infondere a quelle irriconoscibili traparenze un tale soffio di vita da portarle a tracendere la realtà” (V. Woolf). (Recensione Einaudi)
Voto: 8
Interessanti sono le considerazioni fatte nel blog Gruppo/i di lettura sul perchè gli uomini non leggono Cime tempestose…
Chiaretta
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Leggere, passione segreta
Pubblicato da stenet
Vi piace leggere?Allora perché non raccontate le vostre esperienze?Qui o sul vostro blog, decidete voi.
Io vi racconto un po’ come ho vissuto io questa mia passione.
Tutto iniziò nel lontano 1988 o 1989 non ricordo, forse 1990. Ricordo solo che mi avevano consigliato di leggere Sandokan, fu un disastro. Dopo quella prima volta nessuno avrebbe previsto un grande amore tra me e la lettura.
Oltretutto, non contento di ciò mi cimentai nella lettura di altri libri mai terminati, non li sopportavo. Poi, una sfida. Leggere il famigerato Signore degli Anelli. L’impresa riuscì e da allora io e la lettura siamo andati a braccetto.
I primi anni passavo tantissimo tempo in biblioteca, dove di nascosto ci scambiavamo gesti d’affetto io e la lettura, ho cominciato a portarla in casa la mia cara lettura (a mia madre piaceva), l’ho presentata agli amici, abbiamo dormito assieme…poi i primi segni di crisi. Le superiori, nuove passioni, nuovi interessi e i nostri incontri si sono fatti più sporadici, meno intensi…l’università non ha certo migliorato le cose, anzi, ci siamo allontanati sempre di più…
Poi si è avvicinata l’agognata laurea, ho ricominciato a guardarmi attorno e chi, titubante, silenziosa, si è fatta avanti?Si proprio lei, la lettura. Con la scusa di accompagnarmi durante i viaggi da e verso il Politecnico si è insinuata nella quotidianità di ogni mio giorno ed ora la passione è riscoppiata più forte ed intensa che mai!
Negli ultimi tempi anche la tecnologia ha permesso l’intensificarsi di questa passione. Anobii e il tumblr sono una testimonianza evidente.
Come potrete notare qui a lato ormai leggo tre libri contemporaneamente, ora ad esempio, Mondo fenza fine di Ken Follet, troppo pesante da portare in giro, lo leggo in casa, La neve se ne frega di Luciano Ligabue che mi accompagna in metropolitana e in treno e infine L’abbraccio benedicente in continua lettura e condivisione (un giorno vi spiegherò).
Questo leggere diversi libri contemporaneamente (in particolare i primi due) mi ha portato l’altro giorno a fare una riflessione. Durante i miei vaggi infatti mi ritrovo catapultato in un mondo immaginario, perfetto, posto, cronologicamente, nel futuro mentre leggendo Mondo senza fine mi ritrovo nel passato, nel medioevo con i suoi problemi, le lotte per il potere, l’ignoranza, le credenze, gli intrighi religiosi…ecco mi sento come un viaggiatore nel tempo e nello spazio. Si tratta di una sensazione particolare che solo un bel libro è in gradi di farti provare.
Allora forza, raccontatemi un po’ anche voi la vostra esperienza!
(disegno by ~Shia-chan)
[La Vida Es Un Carnaval]
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Tempo libero: “Le ceneri di Angela” di Frank McCourt
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Titolo: Le ceneri di Angela
Autore: Frank McCourt
Pagine: 377
ISBN: 88-459-1319-8
Non capita spesso che la passione, condivisa da innumerevoli lettori, per il libro di uno sconosciuto si manifesti con tanta, travolgente, immediatezza. E dire che Frank McCourt, un sessantenne al suo esordio letterario, aveva previsto che “Le ceneri di Angela” sarebbe stato definito “come per lo più avviene con i libri irlandesi di memorie, ‘incantevole e lirico’” e che avrebbe avuto come unico esito un certo numero di “brevi e simpatiche recensioni”. Ma che cosa incontriamo nelle pagine delle “Ceneri di Angela”? La storia di “un’infanzia infelice qualunque, e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora”. Siamo negli anni fra le due guerre e le travagliate vicende coinvolgono una famiglia così misera che può guardare dal basso la povertà, fra un padre perennemente ebbro e vociferante contro il mondo e gli inglesi e i protestanti e una madre che sbrigativamente trascina la sua tribù verso la sopravvivenza. Materiale pregiato per ogni sorta di patetismo. E invece qui avviene uno stupendo rovesciamento. Tutto ci arriva attraverso gli occhi e la voce del protagonista mentre vive le sue avventure. Questo ragazzino indistruttibile, sfrontato, refrattario a ogni sentimentalismo, implacabile osservatore - come solo certi bambini sanno esserlo -, crea con le sue parole, con il suo ritmo, un prodigio di comicità e vitalità contagiose, dove tutte le atrocità, pur senza perdere nulla della loro spesso lugubre asprezza, diventano episodi e apparizioni di un viaggio battuto dal vento verso una terra promessa che sarà, nei sogni infantili di quegli anni come in quelli del Karl Rossmann di Kafka, l’America. (Recensione Adelphi)
Voto: 8
Chiaretta
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Tempo libero: “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafon
Pubblicato da stenet

Titolo: L’ombra del vento
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Pagine: 439
ISBN: 978-88-04-56130-9
La storia editoriale del romanzo L’ombra del vento, dello scrittore barcellonese Carlos Ruiz Zafón – fino a oggi autore di libri per ragazzi e sceneggiatore a Hollywood poco noto ai più – è la prova che il potere del passaparola dei lettori è superiore a qualsiasi risonante campagna promozionale. Infatti, sebbene scarsamente pubblicizzato, il romanzo ha raggiunto i vertici delle classifiche dei libri più venduti in numerosi paesi e in alcuni casi, come è accaduto in Spagna, vi è rimasto per più di un anno. Molteplici le ragioni di un tale successo. Fra queste spicca una sapiente miscela di ingredienti atti a conquistare un pubblico ampio e variegato. Nelle sue quattrocentotrentotto pagine, attraverso una fitta rete di storie dentro le storie, L’ombra del vento intreccia diversi generi narrativi ad alto gradimento popolare: romanzo poliziesco e romanzo sentimentale, romanzo storico e romanzo gotico, tragedia e commedia.
L’asse centrale dell’opera è costituito da un mistero letterario ambientato nella Barcellona della prima metà del Novecento, la Barcellona che conosce i fasti del Modernismo e le gramaglie della guerra civile e della dittatura franchista. Tutto ha inizio quando Daniel Sempere, il protagonista e la principale voce narrativa del romanzo, si sveglia all’alba del suo undicesimo compleanno angosciato perché non riesce a ricordare il volto della madre morta anni addietro. Per distrarlo il padre, un libraio antiquario, lo porta in uno splendido luogo di borgesiana memoria, il Cimitero dei libri dimenticati, una labirintica e “gigantesca biblioteca dalle geometrie impossibili” nella quale i bibliofili della città raccolgono le opere altrimenti destinate a perdersi nell’oblio. Lì, secondo tradizione, il padre invita Daniel ad adottare uno dei libri e a promettere di averne cura per tutta la vita.
La scelta di Daniel ricade su un volume intitolato proprio L’ombra del vento di un autore sconosciuto, Julián Carax. Il romanzo entusiasma Daniel e lo spinge a cercare altri libri dello scrittore. Scopre così che quella in suo possesso potrebbe essere l’unica copia sopravvissuta di tutte le opere di Carax perché da anni un uomo sfigurato dal fuoco che si presenta col nome di Laín Coubert, il personaggio del demonio nel romanzo di Julián, brucia sistematicamente i libri dello scrittore. Intrigato dal mistero che aleggia intorno all’autore, Daniel inizia un’indagine destinata a protrarsi dieci anni durante i quali ricompone i frammenti di un’esistenza segnata da un’infanzia infelice, intricate vicende familiari, amori fatali, violenza e omicidi. Come ogni investigatore che si rispetti, Daniel ha un aiutante: Fermín Romero de Torres, un vagabondo coltissimo che afferma di essere stato un agente repubblicano e che il ragazzo riscatta da una vita di strada e di alcol assoldandolo come cercalibri per la bottega del padre. Fermín, che con la sua loquela aulica e altisonante, il suo appetito pantagruelico, la sua cultura e il suo acume sembra riunire in sé Sancho Panza e don Chisciotte, è uno dei personaggi più letterari e memorabili del romanzo che proprio nella caratterizzazione accurata dei protagonisti ha uno dei suoi poli di attrazione.
La storia delle ricerche di Daniel si fonde con quella della sua educazione sentimentale, il suo amore non corrisposto per la cieca Clara Barceló e quello per Beatriz, la sorella del suo migliore amico, che sembra ricalcare il tormentato rapporto di Julián con Penelope che è all’origine di tutto il mistero. Ma la storia delle ricerche di Daniel si intreccia anche con la grande storia, con la guerra civile e col franchismo, rappresentato nel testo quasi esclusivamente attraverso la creazione di una Barcellona decadente, fosca e assediata dalla pioggia e, soprattutto, attraverso un sinistro figuro, l’ispettore capo della polizia franchista Francisco Javier Fumero, ossessionato dall’idea di uccidere Julián e di distruggere Fermín.
Opera dalle ambizioni totalizzanti, L’ombra del vento, prima ancora che un romanzo poliziesco, sentimentale, storico o gotico, è una celebrazione della letteratura, una rappresentazione dei legami fra arte e vita; il libro di Carax, infatti, segna il destino del protagonista e gli permette di ritrovare se stesso e quindi il volto perduto della madre. Il romanzo è soprattutto una celebrazione della lettura e della sua capacità di infondere vita alle cose e agli uomini: Daniel, con il suo amore autentico per il libro di Julián, dona nuova vita all’opera e al suo autore che, come si legge nel testo, “viveva nei suoi libri”, aveva riposto la propria anima nelle sue storie. Carax-Coubert cessa di distruggere i propri romanzi e di autodistruggersi quando si rende conto che l’ultimo esemplare esistente appartiene un ragazzino che nutre per lui e per la sua opera un interesse puro, estraneo a qualsiasi proposito commerciale. Il successo del romanzo decretato essenzialmente dal passaparola dei lettori sembra rendere omaggio a uno dei motivi del testo.
Per la caratterizzazione convincente dei personaggi, la descrizione vivida dei luoghi e delle scene, per il susseguirsi di storie interpolate e rivelazioni sorprendenti, i primi capitoli avvincono il lettore come di rado accade, suscitando emozioni prossime a quelle che il romanzo omonimo di Carax suscita in Daniel: “Pagina dopo pagina, mi lasciai trascinare in un turbine di emozioni sconosciute, in un mondo misterioso e affascinante popolato da personaggi non meno reali dell’aria che respiravo. Mi abbandonai a quell’incantesimo (…). Non volevo abbandonare la magia di quella storia, né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti”.
È un peccato che la magia scemi gradatamente dal quarto capitolo, quando il romanzo inizia a farsi sempre più melodrammatico e le avventure di Daniel sempre più strabilianti. Queste, insieme al crescente gioco di corrispondenze fra la sua vita e quella di Carax, minano la credibilità del racconto. Nel quinto dei nove capitoli che compongono il libro, inoltre, ogni mistero viene spazzato via attraverso un espediente discutibile, una lunghissima e improbabile lettera indirizzata a Daniel dalla donna che ha amato lo scrittore maledetto per tutta la vita e che ritrae un Julián inverosimile, ridotto a un pezzo di carbone che si alimenta solo di odio e volontà di distruzione. Negli ultimi capitoli, insomma, il possibile diventa incredibile e l’happy end finale – che più che all’opera di Victor Hugo, evocato nel testo, sembra rinviare al cinema hollywodiano – non riesce a consolare il lettore. (Laura Luche, L’Indice)
Voto: 9+
Chiaretta
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